Il disturbo borderline di personalità (Borderline Personality Disorder, BPD) rappresenta una delle diagnosi di personalità più frequenti nella pratica clinica, con una prevalenza stimata intorno all’1,6% della popolazione generale, sebbene alcuni studi riportino percentuali anche superiori (American Psychiatric Association, 2013). Il quadro clinico è caratterizzato da marcata instabilità emotiva, difficoltà nelle relazioni interpersonali, alterazioni dell’immagine di sé e comportamenti impulsivi che possono includere autolesionismo, abuso di sostanze e comportamenti suicidari (Gunderson et al., 2018). Negli ultimi anni l’interesse della ricerca si è progressivamente spostato verso l’identificazione dei correlati neurobiologici associati non solo al disturbo conclamato, ma anche ai tratti borderline presenti in forma subclinica nella popolazione generale. In questa prospettiva, un campione di 135 individui è stato analizzato attraverso tecniche avanzate di neuroimaging strutturale e algoritmi di apprendimento automatico, utilizzando il metodo di Kernel Ridge Regressionper individuare le configurazioni cerebrali maggiormente associate ai tratti borderline di personalità.

I risultati hanno evidenziato il coinvolgimento di un ampio circuito cerebrale comprendente regioni frontali e parietali, il talamo, l’insula, la corteccia cingolata e l’area di Heschl. Tali strutture sono note per il loro ruolo nella regolazione emotiva, nell’elaborazione degli stimoli sociali, nella consapevolezza interocettiva e nei processi di controllo cognitivo (Ruocco & Carcone, 2016). L’analisi ha mostrato che la capacità predittiva aumentava considerevolmente quando venivano considerate esclusivamente le regioni già identificate in precedenti studi sul BPD clinico, suggerendo una significativa continuità neurobiologica tra manifestazioni subcliniche e forme diagnosticate del disturbo.

Particolarmente rilevante è emerso il ruolo della Default Mode Network (DMN), una delle principali reti cerebrali coinvolte nei processi autoriflessivi, nella costruzione dell’identità personale e nella mentalizzazione. Tra le cinque macroreti esaminate, la DMN è risultata l’unica capace di predire in modo affidabile la presenza di tratti borderline. Questo dato conferma osservazioni precedenti che hanno evidenziato alterazioni funzionali della DMN nei pazienti con diagnosi di BPD (Visintin et al., 2016; Scalabrini et al., 2020).

Un ulteriore risultato di interesse riguarda la personalità istrionica. Nonostante alcune somiglianze cliniche con il funzionamento borderline, il circuito neurale identificato per i tratti borderline non è risultato in grado di predire i tratti istrionici, suggerendo l’esistenza di differenze neurobiologiche specifiche tra le due organizzazioni di personalità.

Nel complesso, queste evidenze sostengono una concezione dimensionale della personalità e dei suoi disturbi, mostrando come specifiche configurazioni cerebrali possano essere associate a differenti livelli di vulnerabilità psicologica. L’integrazione tra neuroscienze, psicopatologia e intelligenza artificiale apre così nuove prospettive per una diagnosi sempre più precisa e per interventi clinici maggiormente personalizzati.