La ricerca empirica sul controtransfert di Miguel David Sabogal Rueda esplora il controtransfert da una prospettiva innovativa che integra psicoanalisi, neuroscienze e intelligenza artificiale. L’autore parte dall’assunto che la relazione terapeutica rappresenti uno dei principali fattori di cambiamento in psicoterapia e che le reazioni emotive, cognitive e comportamentali del terapeuta verso il paziente costituiscano una fonte preziosa di informazioni cliniche.
Storicamente, il controtransfert era considerato da Freud un ostacolo derivante dai conflitti inconsci dell’analista. Successivamente, autori come Otto Kernberg ne hanno ampliato il significato, definendolo come l’insieme dei sentimenti, pensieri e atteggiamenti che il terapeuta sperimenta nei confronti del paziente, considerandolo uno strumento utile per comprendere le dinamiche psicologiche e relazionali del soggetto in trattamento.
Numerose ricerche hanno mostrato che specifici disturbi di personalità tendono a evocare particolari reazioni nei terapeuti: i disturbi del cluster A suscitano distacco e disimpegno, quelli del cluster B sentimenti di ostilità, impotenza, sopraffazione o attrazione sessuale, mentre quelli del cluster C evocano maggiore calore e affetto.
Lo studio ha coinvolto 14 psicoterapeuti maschi e ha analizzato le loro reazioni a tre personaggi della serie televisiva In Treatment, scelti perché rappresentativi di differenti organizzazioni di personalità: narcisistica (Alex), istrionico-borderline (Laura) e depressiva (April). Dopo aver visionato i video, i partecipanti hanno compilato il Therapist Response Questionnaire (TRQ) e successivamente hanno osservato immagini dei volti dei pazienti mentre veniva registrata la loro attività cerebrale tramite elettroencefalogramma ad alta densità (hdEEG).
I dati sono stati analizzati attraverso algoritmi di apprendimento automatico (machine learning) basati su alberi decisionali, con l’obiettivo di verificare se le reazioni soggettive e i correlati neurali dei terapeuti permettessero di identificare il tipo di paziente osservato.
I risultati mostrano che le risposte controtransferali discriminano con elevata accuratezza i diversi disturbi di personalità. Il paziente narcisista evocava soprattutto sentimenti di critica, svalutazione e ostilità; il paziente istrionico-borderline suscitava prevalentemente reazioni sessualizzate; il paziente depressivo generava sentimenti genitoriali, protettivi e di cura. In alcuni confronti l’accuratezza classificatoria raggiungeva il 100%.
Anche i dati neurali hanno mostrato una notevole capacità predittiva. In particolare, le componenti tardive dei potenziali evocati (LPP), associate all’elaborazione emotiva e ai processi attentivi, consentivano di distinguere tra i diversi pazienti. Un ruolo centrale sembra essere svolto dall’ippocampo, suggerendo che memoria autobiografica, esperienze cliniche pregresse e processi di richiamo mnestico influenzino profondamente il modo in cui il terapeuta percepisce e interpreta il paziente.
Pur trattandosi di uno studio pilota con un campione ridotto, la ricerca offre un contributo originale alla comprensione neuroscientifica del controtransfert, mostrando come le reazioni soggettive del terapeuta abbiano una base neurobiologica misurabile e possano costituire importanti strumenti diagnostici e clinici.

