In questo lavoro si cercherà di analizzare la questione intersoggettiva nella relazione con il paziente  oncologico. Inoltre, si implementerà un focus su un elemento intraspecifico per il percorso di  accompagnamento e cura del paziente che è rappresentato dall’alleanza terapeutica. Essa, descrive  la vicendevole condivisione della situazione clinica intersoggettiva. l’alleanza terapeutica con un  paziente oncologico permette al paziente di percepire le perdite non come un traumatico abbandono  e consente al terapeuta, di cogliere le dinamiche psicologiche collegate al bisogno di tenerezza nel  percorso di accompagnamento del paziente.

L’incontro psicoterapeutico

L’incontro con il paziente oncologico implica una reale capacità di prendere contatto, ovvero, di sintonizzarsi con l’universo soggettivo del paziente tramite la risonanza emozionale individuale. A questo proposito, risulta necessario specificare che si tratta di portare l’attenzione sull’intersoggettivo, sull’interindividuale, cioè, sull’attitudine dinamica e attiva del terapeuta a esplorare la realtà esterna attraverso gli organi di senso e a sentire intuitivamente, “come se” gli stati mentali altrui fossero i propri attraverso un’identificazione cognitiva ed empatica.

Il terapeuta svolge un ruolo decisamente attivo nella co-costruzione della relazione insieme al paziente, non dovrebbe limitarsi ad indossare i panni dell’osservatore distaccato, silenzioso e neutrale ma si deve attivare cercando di coinvolgere il paziente in una nuova relazione. Tale relazione, ovvero la relazione terapeutica, attraverso il nuovo campo relazionale, gli consente di affrancarsi dai vecchi schemi relazionali poco funzionali per sperimentarne di nuovi, più validi e meno fallimentari nel momento in cui deve affrontare sia la diagnosi del tumore, sia il percorso di cura.

L’incontro psicoterapeutico intersoggettivo genera un evento che si sviluppa nel tempo con la costruzione di una storia a due, segue un cammino unico, irripetibile, creativamente e finalisticamente orientato, nel corso del quale la coppia terapeutica cresce ed evolve. Il trauma della Diagnosi La diagnosi di cancro, come sopra descritto, rappresenta in genere una esperienza traumatica. Le aree d’impatto sulle quali la malattia interferisce sono diverse e, tra di esse, non esiste uno specifico ordine di importanza. “L’importanza”, in genere, viene data dal luogo psichico in cui la persona colloca il nucleo della sofferenza e, può accadere, che diversamente da quanto si possa immaginare, tale nucleo non venga sempre associato al timore della morte, mentre può risultare correlato alle ripercussioni della stessa nel suo mondo interno ed esterno, nonché, alle relazioni (persone) che potrebbe lasciare in uno stato di sofferenza e questo può avvenire anche quando l’ipotesi della morte risulti essere inesistente.

La prima area che viene colpita dalla malattia è quella fisiologica ed essa è, senza dubbio, una delle dimensioni più ferite dalla malattia oncologica; tale ferita viene vissuta dal paziente a livello corporeo sia dall’eventuale intervento chirurgico, sia dalla chemioterapia che, in genere, provoca effetti altamente indesiderati come la neuropatia. Inoltre, è noto il frequente sviluppo di una sintomatologia psicofisiologica correlata alle implicazioni per l’immagine corporea. In genere, le cellule tumorali si presentano in maniera subdola e silenziosa, senza fornire, almeno all’inizio, alcun segnale del loro avvento.
Così il tumore fa il suo percorso e quando il paziente inizia la cura chemioterapica incontra, per la prima volta, i suoi sintomi.
Tale realtà, spesso tralasciata, porta il paziente ad un approccio totalmente nuovo: più il paziente si cura, più percepisce di star male e, di conseguenza, la persona che in genere si immagina in un determinato modo al momento della malattia non si percepisce più in quella maniera, indipendentemente dai cambiamenti corporei che in genere la malattia e il suo trattamento comporta. La seconda area percossa è quella esistenziale e riguarda, innanzitutto, i ruoli, le prospettive future e le attese implicite e manifeste che il paziente sviluppa di fronte alla malattia.

Dalla malattia in poi spesso accade che i ruoli vengano ribaltati e che il paziente vada incontro ad un senso di poca utilità e di grande frustrazione per la sua indesiderata condizione, in cui prevale il bisogno di “essere accudito” piuttosto che di “accudire”. Le aspettative e le prospettive future di fronte ad una diagnosi e prognosi infausta oscillano e le reazioni emotive che il paziente sperimenta non coincidono con altre situazioni emotivamente attivanti denotate da angoscia, rabbia, disperazione, frustrazione e delusione.

La terza area fortemente colpita è quella relazionale, area di enorme importanza per il paziente, in essa, si verificano dei cambiamenti ad ampio spettro; ad esempio si presentano cambiamenti nei rapporti di coppia, di amicizia, di lavoro e all’interno di tutto il sistema familiare. Paradossalmente, non è strano verificare che alcuni pazienti oltre a subire lo stato della malattia, si sentono abbandonati dalle figure e dalle relazioni che fino a quel momento erano per loro rilevanti e presenti.
A questo riguardo, risulta necessario mettere in risalto che il cancro ha un alto livello di contagio sul registro emotivo e non sempre le persone sono in grado di restare nella relazione con il paziente una volta che il tumore è diventato così “vicino di casa”. Può accadere che la “via di fuga” sia la scelta che intraprende la persona che è vicina alla persona malata e, tale via, venga percorsa facilmente anche dai protagonisti dei rapporti sociali obbligati come quello medico-paziente. La quarta area percossa è la realtà economica. La situazione a volte da origine a spese inaspettate, in particolare, quando si verificano condizioni di urgenza e portano il paziente a spostarsi in strutture private, pubbliche, piuttosto che, lontane dal luogo di residenza.

Queste situazioni in genere mettono a rischio l’assetto economico del sistema familiare. In questo scenario particolarmente ferito risulta necessario mantenere un assetto diagnostico psicanalitico intersoggettivo, dove la caratteristica principale della diagnosi è di intendere l’eventuale disturbo clinico non come una patologia a sé stante, ma come l’espressione di un disagio più profondo, aggravato ulteriormente, dalla situazione del paziente, che prima di essere un paziente oncologico è una persona con la sua storia e come tutte le persone, può presentare degli aspetti radicati nella struttura di personalità. Psicanalisi e Intersoggettività Nella piattaforma attuale della psicoanalisi e delle tecniche d’intervento psicoterapeutico, l’intersoggettività conquista un posto rilevante nella teorizzazione della disciplina psicoterapeutica e si configura come un pilastro nell’evoluzione della tecnica. In effetti, oggi assistiamo ad uno scenario psicoanalitico profondamente modificato rispetto a quello delle origini.
Dunque, siamo di fronte ad una nuova concezione del paziente, che fa riferimento alla dimensione centrale dell’intersoggettività. Inoltre, l’intersoggettività risulta essere il presupposto di qualunque tipologia d’intervento terapeutico, proprio perché psicofisiologicamente inevitabile, e l’intervento psiconcologico a matrice intersoggettiva, può risultare molto efficace anche all’interno di un contesto sociosanitario come quello oncologico. Ne consegue, quindi, che l’accompagnamento psicologico con un approccio psicoanalitico intersoggettivo può essere volto a costruire una relazione terapeutica che rappresenti un supporto concreto per il paziente oncologico.
Tale approccio, con le sue specifiche caratteristiche circoscrive il ruolo del terapeuta, il quale, vive una realtà dinamica che lo coinvolge con l’andamento del paziente, non solo per quanto riguarda la sua fatica psicologica ma anche per quanto riguarda il suo adattamento alla situazione della malattia, ovvero, si presenta una coppia terapeutica intersoggettiva che è connotata dalla situazione della malattia con le sue rispettive implicazioni. Conclusioni La diagnosi della malattia oncologica e il conseguente ingresso in una struttura sociosanitaria rappresentano per il paziente e per i suoi cari, una fase molto critica, perché si trovano a dover affrontare qualcosa che non sempre conoscono e che improvvisamente sconvolge la loro quotidianità.

Nei reparti di oncologia il supporto psicologico e l’approccio interdisciplinare risulta fondamentale e lo è ugualmente l’implementazione di un approccio psicoanalitico intersoggettivo. L’approccio intersoggettivo comporta, ulteriormente, l’entrare in relazione con la propria interiorità e con quella degli altri. Nell’insieme delle tecniche appartenenti all’approccio psicoanalitico intersoggettivo esiste una linearità temporale che, tra passato e presente, mantiene tutti gli elementi necessari per un intervento psicoterapeutico efficace. Tali elementi vengono considerati dai ricercatori come strumenti imprescindibili per l’avvio di qualunque disegno di intervento psicoterapeutico. Risulta necessario mettere in evidenza che non esiste, ad oggi, un disegno d’intervento ad hoc che preveda la presa in carico del paziente oncologico. Inoltre, la popolazione affetta da tumore può essere considerata ad altissimo livello di fragilità emotiva e meriterebbe l’avvio di un’indagine approfondita sulle modalità terapeutiche che più si adattano a tali pazienti. Il paziente oncologico tende a considerare il tumore, come un ospite inquietante che coinvolge profondamente i suoi legami d’attaccamento, minacciando l’intero sistema di riferimento affettivo con la potenziale situazione di Separazione Traumatica. Dunque, risulterebbe verosimile pensare che l’approccio psicoterapeutico psicoanalitico intersoggettivo strutturato con la teoria di riferimento dei Quadri Relazionali, potrebbe rispondere in modo efficace alle eventuali necessità della specifica popolazione affetta da tumore, dal momento in cui il cuore pulsante di tale approccio prevede una attenzione specifica agli schemi affettivo-relazionali del paziente, agli stili di attaccamento, nonché, ai quadri relazionali del sistema familiare d’origine.
Sarebbe auspicabile in ambito clinico psiconcologico un intervento terapeutico che permetta al paziente una espressione emotiva profonda e, di conseguenza, uno spazio in cui possa trovare delle modalità d’adattamento diverse, perché, tale approccio, consente al paziente di non aver più “bisogno” di quelle modalità meno funzionali, per far emergere gli affetti legati al proprio vissuto anche quando esso è profondamente doloroso.

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